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Missione ad Amatrice - Giorno 47°

Sabato 5 novembre 2016

È il momento dell'avvicendamento e diamo il benvenuto ai colleghi. Mentre li accompagniamo sulle strade percorse mille volte e che ormai sentiamo così familiari, assaporiamo ancora un poco l'aria pulita di questi luoghi. In fondo ci sentiamo un po come veterani e tra un consiglio e l'altro ai nuovi arrivati, riflettiamo su una settimana vissuta intensamente e così densa di avvenimenti. A cominciare dalle 07:41 del 30 ottobre, ora che fissa l'amaro benvenuto che ci ha annichilito davanti alla forza di una natura per una volta percepita nemica e fuori controllo. La sottile e impalpabile inquietudine lascito della scossa, si attenuerà ma non ci abbandonerà più durante le notti di Posta. E qualcosa è cambiato. Da un lato i racconti delle persone si arricchivano per noi di un più preciso significato, un esperienza stavolta condivisa in prima linea e non solo ascoltata dalla voce dell'interlocutore. Consapevoli di non essere in grado di capire fino in fondo lo stato d'animo di chi, ognuno con la propria storia da raccontare, ha sentito qualcosa morire dentro di se nel profondo.

 

 

Con il passare dei giorni abbiamo preso coscienza che quest'ultima inaspettata “botta”, come la chiamano qui, sia stata inconsciamente vissuta dalla comunità come un amaro tradimento, una profonda e inaccettabile ingiustizia che ne ha accentuato il senso di rabbiosa impotenza. Ma grande è l'ammirazione per la forza morale di queste persone che rifiutando con decisione l'autocommiserazione o la mera compassione altrui trasformano l'immenso dolore in nuova energia positiva che, come una corrente, ha avvolto e trascinato anche noi. E' così che incontri persone come il Comandante Gianfranco che come molti ha perso qualcosa di più che tutto e l'amico Renzo che ci hanno accompagnato lungo queste strade e fatto conoscere tante storie. La loro, è pura energia. Una parte di questa energia, siamo sicuri, verrà a casa con noi così come con chi ci ha preceduto.

 

 

 

La “botta” ha segnato tutto il nostro lavoro, demolendo le precarie certezze che si erano faticosamente create dopo il 24 agosto e in sostanza riportando tutti ai nastri di partenza. Tutto da rifare insomma, o quasi. Occorreva innanzitutto verificare e monitorare la situazione relativa alle infrastrutture, già duramente colpite dal sisma del 24 Agosto. Nelle nostre azioni si è dunque alzata l'asticella del rischio che per quanto potesse essere calcolato era sempre presente e palpabile. Per raggiungere le zone assegnate occorreva percorrere strade, ponti, viadotti, passare al fianco di edifici pericolanti, le cui condizioni erano in continuo divenire a causa del susseguirsi di centinaia di scosse. Ci si rendeva conto dell'oggettiva impossibilità di effettuare interventi tempestivi di messa in sicurezza data l'enorme mole di lavoro creatasi dopo il sisma. In tutto questo, la priorità assoluta era un agire diretto a garantire la sicurezza dei cittadini; al più piccolo dubbio occorreva vietare un accesso oppure segnalare tempestivamente qualsiasi situazione critica e contemporaneamente rasserenare, per quanto possibile, le persone già duramente provate dai giorni precedenti.

 

 

 

Il lavoro era caratterizzato da una grande percentuale di incertezza in quanto era sufficiente la chiusura di una strada per aumentare di decine di chilometri le percorrenze e nel contempo significare nuove criticità da tenere sotto controllo. È dunque straordinario l'impegno di tutti noi, di tutte le forze impiegate, che nonostante tutto, con una buona dose di coraggio e senso del dovere, hanno percorso quotidianamente e senza orario le strade Amatriciane con centinaia di auto di servizio per coprire i servizi più vari e non abbandonare a loro stessi coloro che son rimasti.

 

 

 

E la mente va in particolare ai mille discorsi con le persone, ascoltati con il cuore in mano o a quei momenti passati all'incrocio dei Sassaresi, l'ormai famoso “Scoglio” nelle difficili e fredde ore notturne dove a volte, insieme ad altri agenti come noi e ad altri volontari, ci si scambiava le dense esperienze di quei giorni.

 

 

 

È arrivata l'ora di tornare a casa, salutiamo con commozione persone e luoghi e lasciamo il campo ai nuovi protagonisti per continuare questa storia...