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Missione ad Amatrice - Giorno 54°

 

Sabato 12 novembre 2016

 

Inizia presto anche oggi la nostra mattina in questi luoghi ormai diventati familiari. Realizziamo che è arrivato il sabato, ma non è ancora il momento di pensare alla partenza c'è ancora tanto da fare in questa giornata. L'arrivo dei colleghi che ci daranno il cambio è previsto per l'ora di pranzo. La malinconia per la nostra missione che giunge al termine è palpabile e ci fa stare in silenzio durante il tragitto che ci conduce all'appuntamento con il comandante di Amatrice e la Protezione Civile. Lo sguardo si rivolge alle campagne a perdita d'occhio, alle casette isolate che da lontano sembrano intatte, ai boschi caratterizzati dagli splendidi colori autunnali, ai monti innevati e la mente non può che andare al "prima" e al "dopo" e alle tante storie ascoltate con inevitabile coinvolgimento.

Ma le emozioni forti non sono ancora finite, dopo aver incontrato Gianfranco e gli amici volontari, con loro ci portiamo nelle frazioni di Santa Giusta, Scai e Collegentilesco a far visita a delle famiglie che vivono in container o roulotte. E cosi conosciamo signore che si sfogano e anche non avere più una chiesa in cui pregare diventa un problema, salutiamo persone non esattamente in buona salute che vivono con una dignità fuori dal comune in condizioni precarie e cosi può succedere che una bambina dolcissima ti chieda la penna per scrivere il nome degli agenti che gli hanno portato i dolcini e non dimenticarlo.

Con questo stato d'animo andiamo incontro all'ottava squadra di colleghi in arrivo da Sassari, giusto il tempo di mostrargli i punti di riferimento principali e alle 14 passate si arriva al ristorante "la valle" dove finalmente conosceranno una persona straordinaria, il nostro amico Gianfranco, il Comandante di Amatrice del quale finora avevano solo sentito parlare con ammirazione da tutti gli altri gruppi che lo avevano conosciuto. Ore 15.43, il pranzo è praticamente terminato ma siamo ancora tutti seduti a tavola, "Eccola! Fermi! Tranquilli state fermi cosi! State seduti tranquilli mo' finisce!". Il volontario della protezione Civile più anziano seduto con noi con voce ferma ci aiuta ad affrontare un fenomeno per noi sardi sconosciuto, la scossa di terremoto. La stanza ondeggia, i muri si muovono, avanti e indietro, la terra sotto i piedi si sposta, dura circa 8 secondi. La scossa, di magnitudo 4.2, ancora una volta aveva come epicentro la vicina Accumoli. Ci guardiamo tutti tra di noi, le persone del posto sdrammatizzano e noi ci adeguiamo, il clima è calmo, ma ci sembra che i loro occhi si velino di un'impercettibile sgomento, possiamo solo immaginare dove corra la mente di ognuno di loro ogni volta che la forza della natura imprevedibilmente si manifesta.

Aiutiamo a scaricare il furgone portato dai colleghi appena arrivati e ci godiamo fino all'ultimo secondo l'aria fresca e la simpatica parlata degli amatriciani, questo popolo cosi duramente colpito che mostra una forza morale ammirevole, si scherza ancora un po' ma inevitabilmente arriva il commovente momento dei ringraziamenti e del commiato. È ora di partire, è ora di salutare questi luoghi e queste persone che ci hanno insegnato tanto, ci hanno dato nuove consapevolezze e ci rimarranno nel cuore. Arrivederci Amatrice.